NEGLI ITALIANI PIU’ VOGLIA DI LAVORO ALL’ESTERO

NEGLI ITALIANI PIU’ VOGLIA DI LAVORO ALL’ESTERO

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LONDRA SEMPRE TOP

“Mamma, dammi cento lire che in America voglio andar…” cantava una nota canzone popolare italiana di fine Ottocento, diventata l’inno dei migranti italiani dell’epoca, che ncora oggi sembra rispecchiare il sogno dei giovani italiani.

  Una recente ricerca “Decoding Global Talent Onsite and Virtual”, condotta dall’agenzia Boston Consulting Group, ha infatti fatto emergere dati importanti a riguardo: ben 9 italiani su 10 dichiarano di sognare un lavoro fuori dai confini nazionali, un dato in netto aumento rispetto al precedente anno, quando solo il 57% mostrava tale volontà, rispetto al 91% degli intervistati nel 2021. Di questi, il 71% dichiara di preferire un posto di lavoro in remoto, considerato i problemi relativi alla pandemia da Covid-19. 

   L’attuale emergenza sanitaria ha mostrato che lo smart working o telelavoro è possibile, un fattore che probabilmente in Italia era ancora sottovalutato, e ha aperto gli occhi a molti lavoratori che, improvvisamente, si sono trovati alle prese con un nuovo modo di sgobbare, che permette di essere lontani dalla sede e pensare alla possibilità di un trasferimento virtuale. 

   “Il Covid ha accentuato un fenomeno già avviato – commenta Matteo Radice, Managing Director e partner di BCG – e ha favorito la transizione verso una nuova forma di mobilità fondata su una modulazione del telelavoro, che rappresenta una nuova opportunità anche per le società, da impiegare, però, con attenzione”. Utilizzare una forza lavoro dislocata in varie parti del mondo può rappresentare delle criticità rispetto alla tipologia contrattuale, che dovrebbe essere univoca nella forma e nell’erogazione del salario, nel rispetto delle diverse leggi dei paesi, o ancora, problematiche organizzative dovute al fuso orario nel caso di meeting o contatti del caso.

  Le mete maggiormente agognate dai nostri concittadini, secondo la ricerca, sono la Svizzera, il Regno Unito e la Germania. Nonostante la Brexit, Londra rimane la città più gettonata, non solo dagli italiani, a conferma che si tratta di una città che sa offrire, accogliere e farsi amare, una città che, come cita la scrittrice italiana Simonetta Agnello Hornby nel suo libro La mia Londra (2014), riesce a farti dire sempre “ero contenta di essere a Londra”.

Gli italiani sembrano essere però gli unici a mostrare un aumento del desiderio di un lavoro in terra straniera, in presenza e in remoto. È curioso che l’Italia registri una percentuale di 14 punti più alta rispetto alla media globale. Forse, seppur con modalità e necessità sicuramente diverse, nell’animo, il popolo italiano resta un popolo di migranti?

Ilenia Valleriani