OROSCOPO VERDE Pomona Urania, “le Stelle nel Frutteto”: Bilancia

OROSCOPO VERDE Pomona Urania, “le Stelle nel Frutteto”: Bilancia

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Oroscopo Verde

BILANCIA  23 Settembre /22 Ottobre

Proprio perché questo segno tiene in pari due piatti (bis-lanx) i suoi “protetti” hanno fama di cercare l’equilibrio sopra ogni cosa. Ovvero sono pratici, disinvolti e senza pregiudizi nei rapporti sociali. Strateghi nati e ottimi mediatori, amano controllare tutto, anche i sentimenti e amano vincere in ogni campo. Quindi prediligono ricchezza e successo, eleganza e raffinatezza, talvolta con morale molto elastica, a dispetto del simbolo di giustizia che questo segno ha rappresentato in tutte le culture. Osiride, Mitra, san Michele Arcangelo, tutti vagliano le anime dei morti prima del Giudizio finale. In Grecia la bilancia era l’emblema di Themis, una delle mogli di Zeus, che le lasciava il compito di proteggere i giusti e punire i malvagi. Giusto una delle loro tre figlie, Dike, era la personificazione della giustizia con i simboli della madre, tramandati nei secoli: bilancia e occhi bendati. Ed era lei che informava Zeus sulle persone da giudicare, premiare o punire.  Questo quindi mise la Bilancia in cielo, unico segno dello zodiaco che non sia animato, a monito per gli umani di tenere a mente Themis e Dike, l’ordine e la giustizia. 

A tali antiche divinità si addice dunque uno dei più antichi frutti della storia dell’umanità: inoltre la Bilancia sta a cavallo dell’equinozio d’autunno e appunto uno dei frutti tipici di fine estate è appunto l’uva. Specie vegetale che gli enoarcheologi fanno risalire addirittura al paleolitico, la sua importante coltura viene descritta nell’Epopea di Gilgamesh, nella Genesi, nei geroglifici egiziani, finché i Greci elevarono il suo succo a stato divino, dedicandogli Dioniso, giocondo dio della convivialità. 

I paesi del Mediterraneo, gli Etruschi, i Romani si dedicarono con entusiasmo alla viticoltura e questi ultimi furono i promotori della sua diffusione in tutto l’Impero. Il vino non mancò mai sulle loro tavole, ma il cristianesimo lo accusò di portare ebrezza e piacere effimero, l’islamismo lo bandì ferocemente e Bacco fu guardato con sospetto in tutta Europa. Meno male i monaci di quel periodo astemio continuarono in clandestinità a coltivare vite e produrre vino, con la scusa dei riti religiosi. Il trionfale rilancio del frutto e del suo succo avvenne col Rinascimento, nelle campagne, sulle tavole e in letteratura, restituendo al vino il ruolo di protagonista della cultura occidentale, esportata in almeno 40 paesi al mondo, anche se la principale produzione rimane in Spagna, Italia e Francia. 

Innumerevoli anche le proprietà dell’uva, energizzanti, mineralizzanti, disintossicanti, diuretiche, lassative, antibatteriche, antianemiche e ricostituenti, nonché cosmetiche. Insomma un toccasana degno degli dei, anche se questi sull’Olimpo banchettavano a nettare e ambrosia. Chissà comunque cosa mescevano veramente i loro coppieri. Di sicuro i mortali si dilettavano di più con il succo dell’uva, paradisiaca bevanda anche se con Dante la troviamo in Purgatorio  “…guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’omor che della vite cola…” (XXV)

MM