Ex-ministro Calenda presenta a Londra manifesta Pro-Europa

Ex-ministro Calenda presenta a Londra manifesta Pro-Europa

Assieme al deputato PD Massimo Ungaro

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L’ex-ministro Carlo Calenda, uno degli astri nascenti del centro-sinistra, ha presentato il 1 aprile a Londra il manifesto “Siamo Europei” che ha creato nella speranza di compattare tutte le correnti riformiste e progressiste in vista delle elezioni europee di fine maggio.

La partecipatissima presentazione del manifesto è avvenuta al Teatro Anatomico del King’s College, alla presenza del deputato PD Massimo Ungaro, eletto nella circoscrizione Europa.
Il manifesto vuole essere “una proposta semplice e concisa, per unificare tutte le forze politiche e civili che credono nell’Europa” ed è rivolto non solo al Partito Democratico ma a tutti cittadini italiani perché “il destino dell’Europa è il destino dell’Italia” ed è necessario al giorno d’oggi stare “insieme per essere più forti nel mondo”.
Quarantasei anni, figlio della regista Cristina Comencini e nipote del regista Luigi Comencini, Calenda è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue per meno di due mesi nel 2016 quando è poi diventato ministro dello Sviluppo Economico nei governi Renzi e Gentiloni. Alle prossime elezioni europee capeggerà nella circoscrizione nord-orientale una lista che avrà il simbolo del PD e il logo “Siamo Europei”.

Aprendo il dibattito al King’s College Ungaro ha sottolineato che va costruita “una nuova Europa: più giusta, più solidale, più sostenibile. Un’Europa sociale, i cui protagonisti primari devono essere le nuove generazioni”. A giudizio di Ungaro oggi più che mai è opportuno rilanciare la battaglia del “pilastro sociale europeo” con proposte credibili e concrete. Ci vogliono “l’indennità di disoccupazione europea, una politica giovanile dell’Unione centrata su formazione e mobilità, nuove tutele per nuove economie, doppio mandato per la BCE”. Solo i diritti possono “combattere paure, solitudini e odio”.

Durante il dibattito si è molto parlato della necessità di “fermare i nazionalpopulisti che hanno ridato diritto di cittadinanza alle paure diffuse e vincono le elezioni mettendo in discussione i principi della democrazia liberale” ed è stato detto che “nel momento in cui l’Europa, anche a causa della Brexit, è debole noi dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo: per questo vogliamo gli Stati Uniti d’Europa e l’elezione diretta del Presidente degli Stati Uniti d’Europa”.

La crisi di oggi – questo è stato un altro tema d’analisi – non sta solo nella velocità delle trasformazioni tecnologiche ed economiche, che per la prima volta ha superato la capacità della società di adattarvisi ma “la responsabilità è in gran parte della classe dirigente che, arrendendosi davanti alla rapidità del cambiamento, ha rinunciato a governarlo, rompendo così la relazione di fiducia con i cittadini. La tecnica ha sostituito la politica e travolto il pensiero, la cultura, l’identità e infine l’uomo”.

La Redazione