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“L’Europa da settant’anni garantisce la pace”. Questo, secondo Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, a Londra lo scorso 29 Febbraio per il discorso annuale del “Jean Monnet Centre of Excellence” presso il centralissimo King’s College, è il motivo per cui è indispensabile proseguire nel cammino verso l’integrazione europea, giungendo il prima possibile a quella che definisce una “unione federale di stati”. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa, utopia già portata avanti in tempi non sospetti da Altiero Spinelli che, attraverso il “Manifesto di Ventotene”,
dava voce ai primi federalisti europei, assicurando che un giorno, questo sogno di pochi, sarebbe divenuto realtà. Non a caso, oltre Gaetano Salvemini, è proprio Spinelli a campeggiare nel discorso tenuto dalla Boldrini, che si è concluso esattamente con la frase finale del Manifesto: “La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”.

Ne è dunque certa la Boldrini che, del resto, si sta dando da fare in prima persona per la costruzione di un modello federalista che superi definitivamente gli stati nazionali: “impensabile tornare
indietro”, ha infatti dichiarato in proposito nel corso della conferenza stampa che ha preceduto l’intervento pubblico. Un programma ricco quello della Boldrini a Londra, che nel corso
della giornata ha anche avuto modo di avere incontrare Chris Grayling (Leader della Camera dei Comuni), la Baronessa D’Souza (Lord Speaker della Camera dei Lords) e John Bercow
(Speaker della Camer dei Comuni) ma anche il capo dell’opposizione al Premier David Cameron, Jeremy Corbyn.
Il prossimo 22 maggio a Lussemburgo”, spiega, “incontrerò i miei ventotto omologhi e spero che la dichiarazione sottoscritta il 14 settembre scorso con i miei omologhi di Francia, Germania
e Lussemburgo, ora condivisa dagli omologhi di dodici paesi, arrivi ad avere l’appoggio della maggioranza
di loro”.

Il riferimento è alla dichiarazionePiù integrazione europea”, finalizzata a promuovere ulteriormente l’integrazione ma anche a criticare le politiche economiche promosse finora dall’Unione Europea, che la Boldrini considera il punto debole dell’organizzazione. “La politica economica europea”, ha
dichiarato, “è la grande malata di questa Europa ed ha causato scontento e disamore. L’Europa, così com’è, non va
bene. Un’altra Europa è possibile”.

boldrini

E’ così che la Presidente della Camera spera a Lussemburgo di incassare l’appoggio di almeno altri tre paesi, in modo da poter contare su una maggioranza in grado di influenzare politicamente i futuri passi di una Ue sempre più scossa dai veti incrociati, dall’ipotesi Brexit, dalle difficoltà causate da Shengen e dalle barriere erette da molti stati, in seguito alla crisi migratoria. Tanto che, proprio su questo punto, il Presidente francese, a inizio Marzo, ha ‘minacciato’ gli inglesi: se abbandonate l’Ue, chiuderemo Calais e i campi per i migranti dovrete costruirli nel Regno Unito.

Ma la Boldrini ha parlato anche dell’emergenza rifugiati, tema a lei molto caro e del quale si è occupata anche nel corso della sua esperienza internazionale alle Nazioni Unite. Esponendo commossa una giacca di salvataggio ha chiesto all’Europa di fermare le stragi del Mediterraneo, predicando
l’accoglienza e chiedendo ai popoli europei di continuare ad accogliere i migranti. “La crisi non sarebbe tale”, ha
affermato, “se tutti i paesi membri facessero
il loro dovere. Oggi, invece, la gestione dell’emergenza è sulle spalle di pochi paesi, come l’Italia, la Grecia, la Germania e la Svezia”.
Nessuno Stato è un’isola”, ha osservato la Boldrini, che si è definita “europeista non solo per romanticismo e per il sacrificio degli antifascisti degli anni Quaranta”, ma anche per la convinzione di vivere ormai in un “mondo globalizzato”.
Parole forti per una sinistra un tempo ostile all’idea globalista, che
oggi si ritrova a spingere sull’acceleratore dell’integrazione in opposizione ad un euroscetticismo montante e,
secondo la Boldrini, “disgregante” da imputare ai “nazionalismi”.
La sovranità, secondo l’ex portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, oggigiorno deve essere “condivisa”. Per questo, pur augurandosi la permanenza nell’Ue dopo il voto al referendum del prossimo 23 Giugno, ha condannato comunque le pretese della Gran Bretagna accolte da Bruxelles e volte a limitare l’accesso ai benefit ai non-cittadini per un lasso di tempo preciso a partire dal loro ingresso nel paese: “gli accordi
raggiunti hanno delle conseguenze sulle garanzie dei lavoratori e ne limitano la libertà di movimento, perché i non-cittadini non avranno accesso agli stessi benefit dei cittadini, in contraddizione
coi principi dell’Unione Europea”.

Nello stesso tempo, ha annunciato di aver invitato per il prossimo 27 Agosto a Montecitorio i giovani federalisti europei, per un incontro che precederà una grande iniziativa europeista che si terrà simbolicamente proprio a Ventotene e di aver avviato un sondaggio online sulla pagina ufficiale della Camera per raccogliere l’opinione dei cittadini in merito ai vantaggi ed agli
svantaggi dell’Europa unita.
Un po’ poco per parlare di democrazia in Europa. Per una federazione che sembra più l’imposizione di pochi, che la volontà di molti. Gli stati nazionali, del resto, saranno pure il passato, ma rappresentano ancora l’identità di mezzo miliardo di europei, per la maggior parte convinti che non sia necessario rinunciare alla propria indipendenza e identità per mantenere buone relazioni e rapporti economici fruttuosi con gli altri paesi europei.

Alessandro Narcisi